Alto Baltoro

Come da previsioni forniteci dal Centro Epson Meteo, anche questa mattina di ferragosto il tempo è bello. Oggi lasciamo il campo base con una nutrita attrezzatura (tende, sacchi a pelo, stuoie e cibo per due giorni): prevediamo infatti di pernottare all’Ali Camp sul ghiacciaio Vigne, alla ricerca di un punto fotografico utilizzato da Vittorio Sella per effettuare una splendida ripresa fotografica realizzata con l’atmosfera fantastica delle prime luci dell’alba; per replicare questa immagine saremo quindi costretti a pernottare fuori dal campo base, così da poterci trovare sul posto molto presto.

e cogliere la stessa particolarissima illuminazione.

Arrivati alla confluenza fra il ghiacciaio Baltoro e il Vigne ci accorgiamo che la fotografia storica era stata ottenuta da una postazione molto alta e non dal ghiacciaio Vigne: dalla nostra posizione, infatti, il K2 e il ghiacciaio Godwin Austen ci risultano troppo allineati se paragonati all’immagine di Sella. Decidiamo quindi di virare verso l’alto Baltoro. Sulla terra ferma, ovvero sul costone della montagna in cui si incontrano il ghiacciaio Baltoro e il Vigne troviamo due grandi ometti di pietra, sicuramente baluardi topografici storici; dopo aver scattato alcune fotografie ci troviamo presto a camminare come di consueto fuori dalle piste ordinarie, superando nevai e detriti di roccia creati da recenti valanghe primaverili. Sono ormai le quattro di pomeriggio, e siamo in cammino da più di sette ore: decidiamo quindi di fermarci allestendo il nostro campo a ridosso di uno sperone roccioso. Siamo felici, la temperatura è al di sopra dello zero (4°C) e non c’è traccia di essere umano, siamo totalmente immersi nella wilderness d’alta quota!

Il giorno dopo, la sveglia è per le 4:00. Facciamo bollire un po’ d’acqua presa dal ghiacciaio per un rapido green tea, e poi via di nuovo sui ghiacci verso il vicinissimo confine con l’India. La fine del ghiacciaio Baltoro si avvicina sempre più e ci rendiamo prestro conto, osservando la fotografia di Vittorio Sella, che il punto di ripresa dev’essere localizzato probabilmente sopra il seracco del ghiacciao Snow Dome, proprio sotto l’area ristretta del Golden Throne, un’immensa montagna di oltre 7.300 metri. Armati di ramponi e piccozze ci addentriamo negli enormi seracchi dopo aver superato fiumi, laghi e crepacci. Arrivati ad una quota di oltre 5.200 metri il tempo purtroppo inizia a peggiorare: dobbiamo raggiungere in fretta e con grande fatica un alto seracco, che ci offra una buona vista per realizzare al più presto l’inquadratura migliore. Il punto fotografico di Sella era senza dubbio 200 o 300 metri più in altro, ma decidiamo di non proseguire viste le condizioni meteo in drastico peggioramento, e considerando anche che ci aspettano quasi 25 km di dura marcia per tornare al campo base, per di più con le scorte di cibo che iniziano a scarseggiare.

Dopo le seguenze fotografiche, Pino ci fa notare che i cambaimenti intercorsi in cento anni in questa area del bacino di accumulo del Baltoro non sono poi così evidenti. Senza dubbio anche qui c’è stata una perdita di massa, ma non in modo così drastico come in altre zone nel mondo. Questo ci consola, vuol dire che gli effetti del riscaldamento globale in queste remote zone della terra non sono state così influenti o, come direbbe il Prof. Smiraglia, “lo stato di salute di questi ghiacciai non è poi così male”.

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2 commenti su “Alto Baltoro

  1. …un Ferragosto proprio niente male..
    non ve lo scorderete..

    tra l’altro avete trovato un ghiacciaio
    in discreta salute, evviva!

    Foto emozionanti e
    articolo davvero piacevole

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