In viaggio per Skardu

Ci svegliamo alle 5:00 con Islamabad sotto la pioggia. Dopo il caldo torrido dei giorni scorsi, la situazione si è completamente ribaltata e temiamo per il volo che oggi dovrebbe portarci a Skardu, la prima tappa del nostro lungo viaggio di avvicinamento al Baltoro. I nostri timori però si diradano una volta giunti all’aereoporto: sembra che il tempo sia abbastanza buono da permetterci di atterrare senza problemi; nel giro di poche ore ultimiamo i preparativi e partiamo.

La vista dall’aereo toglie il fiato. L’Indo ci emoziona  accompagnando il nostro volo; stiamo lasciando la regione dell’altopiano Potwar, che ospita la capitale ai piedi dell’Himalaya, per addentrarci nella regione del Baltistan, verso il nord del Paese, diretti a Skardu, la “porta del Karakorum”.

Il viaggio in aereo è breve, ma ugualmente mette alla prova la nostra impazienza. Per un attimo mi fermo a pensare a quanto sia diversa la situazione che stiamo vivendo oggi rispetto all’avventura vissuta dal Duca degli Abruzzi cento anni fa: noi abbiamo iniziato a scalpitare già dopo meno di una settimana trascorsa a Islamabad per gli ultimi preparativi e in un solo balzo abbiamo coperto un percorso che un secolo fa richiese oltre tre mesi di duro viaggio. Non lamentiamoci!

Non facciamo in tempo a sbarcare che subito siamo alla ricerca del punto fotografico dal quale Massimo Terzano, il fotografo della spedizione italiana del 1929, realizzò uno splendido ritratto panoramico della valle di Skardu; lo stesso punto che Vittorio Sella, durante la spedizione del 1909, aveva scelto per alcune delle sue indimenticabili immagini.

Domani ci aspetta un trasferimento in jeep che in un giorno ci porterà ad Askole, l’ultimo avamposto civilizzato che incontreremo durante il nostro viaggio verso il Baltoro.

A presto!

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