Lardaadi Adishi, una immensa cascata di ghiaccio

A volte, per catturare un istante in una bella immagine fotografica è sufficiente un attimo; altre volte occorre invece tempo, e tenacia. Per ripetere la magistrale immagine di Vittorio Sella del Lardaadi Adishi, uno dei più spettacolari ghiacciai della Svanezia, siamo stati costretti ad un’impegnativa spedizione di tre giorni, con portatori e cavalli.

La magnifica giornata di ferragosto è servita per spostarci da Mestia all’affascinante borgo semi-abbandonato di Adishi e da qui, a piedi, verso un dosso erboso situato proprio di fronte l’impressionante colata di ghiaccio. La notte, illuminata da una spettacolare luna piena, ci aveva fatto sperare in condizioni altrettanto favorevoli per il giorno dopo, ma così non è stato: già all’ora della sveglia, alle 3:30 del mattino, il cielo è andato sempre più scurendosi, ed una serie di violenti temporali ci hanno accompagnato fino alle prime ore del pomeriggio. I tuoni, vicinissimi, si confondevano con gli incredibili boati generati dai frequenti crolli di ghiaccio.

Rinchiusi nelle nostre piccole tende mordiamo il freno in attesa di un miglioramento, cercando di conservare energie e concentrazione in un’attesa decisamente snervante. Nel pomeriggio il tempo migliora vistosamente e con Fabiano, Kenneth e la nostra guida-traduttore Merab scendiamo nel fondo-valle per raggiungere la fronte del ghiacciaio, ed effettuare così dei rilievi delle numerose morene latero-frontali che testimoniano il dinamismo e la reattività ai cambiamenti climatici di questo ghiacciaio.

L’arretramento della fronte rispetto alla sua massima espansione storica, avvenuta con molta probabilità ben prima della metà dell’800, è di poco più di un chilometro, mentre ben più evidente è la perdita di spessore dell’intera lingua valliva. Il comportamento così “virtuoso” di questo magnifico ghiacciaio rispetto a molti altri suoi colleghi, è dovuto con molta probabilità alla quota estremamente elevata (ben oltre i4000 metri) dei due bacini di accumulo che alimentano la seraccata, che scarica il ghiaccio da un ripidissimo gradino direttamente nel fondovalle, a 2400-2500 metridi quota. Bacini posti a quote così elevate permettono un accumulo di neve pressoché continuo, sia durante l’inverno che durante l’estate, e probabilmente non sono ancora stati intaccati con decisione dall’aumento delle temperature che stanno invece influenzando la lingua valliva.

Mentre io e Kenneth discutiamo di queste osservazioni, Fabiano è già alla ricerca di due punti fotografici utilizzati da Sella e da Deshy, situati nel fondovalle ora molto più boscoso di un tempo.

Alle 17:00 il tempo volge di nuovo al brutto, e ci costringe ad un rapido rientro direttamente attraverso la morena laterale del ghiacciaio, e il solito impegnativo bosco caucasico. Rientriamo nelle tende proprio mentre iniziano a cadere i primi chicchi di grandine…

I temporali si susseguono fino a sera inoltrata, non ci resta che una frugale cena sotto la pioggia. Verso le 2:30 di notte smette finalmente di piovere; entro un’ora siamo pronti a partire verso il crinale che corre attorno ai3000 metridi quota, alla ricerca del punto da cui Sella realizzò la sua famosa immagine.

Il cielo si è rapidamente ripulito dalle nubi, e noi saliamo il più velocemente possibile con i cavalli al seguito per il trasporto della strumentazione più pesante. La luna facilita l’orientamento, e dopo qualche tribolazione Fabiano riesce ad individuare l’esatto punto di vista dello scatto storico. Mancano pochi minuti all’alba, Marco e Luca iniziano a filmare le fantastiche prime luci verso nord-est. La prima cima ad illuminarsi verso ovest è l’Elbrus (5621 metri), la vetta più altra del Caucaso e dell’intera Europa. Scattate le prime immagini, Fabiano effettua lo scatto di confronto con la sua Linhof grande formato, mentre anche Ken e Merab si riuniscono a noi. La giornata si annuncia splendida, davanti a noi si stagliano le vette più importanti del Caucaso, capitanate dall’elegantissimo e vicinissimo Tetnuldi (4858 metri). Nel pomeriggio ridiscendiamo verso fondovalle, e dopo aver guadato il torrente a cavallo, torniamo verso Adishi e quindi a Mestia.

Tre giorni decisamente impegnativi, soprattutto a causa degli imponenti temporali e dei percorsi attraverso i boschi; tre giorni che però sono stati anche molto fruttuosi per la spedizione, con la visita ad una valle veramente meravigliosa.

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Un commento su “Lardaadi Adishi, una immensa cascata di ghiaccio

  1. Senza parole.
    Grazie per l’impegnativo servizio fotografico suggestivo ed esplicativo!
    E per “l’assaggio” video del futuro documentario!
    A quando la Mostra?
    Complimenti a tutto il team

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