Le recenti osservazioni sul ghiacciaio del Baltoro

26082009-fab_2748Ieri abbiamo concluso alcune importanti osservazioni sull’area del Baltoro ed in particolare sulla sua fronte.  L’estensione di tale ghiacciaio, con un bacino di circa 60 km di lunghezza, che ricopre una fascia altimetrica compresa tra i circa 3650 metri della sua fronte fino ai 8611 metri del K2, e l’imponenza dei suoi numerosi ghiacciai tributari, ne rendono la sua dinamica molto complessa. Con tali presupposti, si può intuire come le variabili in gioco siano molteplici, basti pensare alla variazione di distribuzione delle precipitazioni (neve o pioggia, che possono rispettivamente contribuire all’accumulo o ablazione del ghiacciaio) con il variare della quota o del versante, che influiscono sia direttamente che indirettamente, tramite i ghiacciai tributari, sul bilancio di massa del Baltoro; inoltre, la posizione di tali tributari determinerà sensibili oscillazioni nella propria area di influenza, vuoi che sia o meno in posizione prossima alla fronte.

Se oltre ciò si considera anche il fatto che alcuni ghiacciai tributari sono poco studiati, e che altri presentano un comportamento anomalo caratterizzato da repentine oscillazioni, tanto da prendere il nome di ghiacciai pulsanti (surging glaciers), si capisce come determinare lo stato di salute di questo ghiacciaio sia un’operazione alquanto delicata. Tuttavia, dalle osservazioni geologico-geomorfologico effettuate in alcune aree “sensibili” già utilizzate in studi precedenti anche come caposaldi topografici, e dal confronto fotografico con le foto storiche, disponibili a partire dal 1909, si può suddividere (approssimativamente e sulla base di un’analisi preliminare dei dati sul campo) il ghiacciaio in tre settori:

  • settore superiore (dallo spartiacque, fino ai circa 4200 m di quota), dove non si apprezzano sensibili variazioni durante l’ultimo secolo;
  • settore mediano (dai circa 4200 , fino ai 3800 m di quota), dove si rilevano numerosi depositi morenici inattivi e sospesi nella valle (specie in sinistra idrografica), indice di una recente perdita di massa;
  • settore inferiore (dai 3800 m di quota, fino alla fronte), rappresenta sicuramente l’area più studiata del ghiacciaio; in tale settore si sono succeduti nel tempo numerosi rilievi della posizione della fronte rispetto ad un caposaldo topografico denominato “masso Desio”.
    Durante l’ultimo secolo la fronte del ghiacciaio può considerarsi stazionaria; anche in riferimento al precedente rilievo effettuato dal Dott. Pecci durante la spedizione Ev-K2-CNR nel 1997, non si apprezzano variazioni; tuttavia alcune evidenze geomorfologiche dell’area fanno intuire come alcuni settori della fronte abbiano subito un recente avanzamento.

Oltre che rilevare la variazione longitudinale della fronte del ghiacciaio, resta ancora da stimare la sua probabile variazione in altezza molto probabilmente dinamicamente connessa con le fasi di avanzata-ritiro; ma qui sul campo, per il momento, ci accontentiamo di determinare la sola variazione longitudinale, definendo la fronte del ghiacciaio come stazionaria.

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