Nella giungla nepalese

Dopo aver fatto gli ultimi acquisti a Kathmandu nella mitica libreria Pilgrim, dove abbiamo trovato l’edizione economica del libro di William Freshfield e le carte topografiche del Kangchenjunga, il 22 aprile voliamo con un aereo di linea a Badrapur una piccola cittadina del Nepal orientale dove ci aspetta la nostra guida Prem. Durante il volo, guardando verso nord, riconosciamo le vette più alte dell’Himalaya, l’imponente piramide nera dell’Everest con davanti la lunga cresta fra il Nupse e il Lhotse, poco più a destra il Barunze e il Makalu e poi a distanza di qualche centinaio di chilometri la catena del Kangchenjunga con l’indistinguibile profilo del Jannu.
Dopo due lunghi giorni di jeep e l’attraversamento della lussureggiante foresta pluviale nepalese raggiungiamo, il 24 aprile, il villaggio di Taplejung. In questa piccola cittadina incontriamo il nostro cuoco con i suoi due aiutanti e i 14 portatori che ci aiuteranno a trasportare tutti i materiali per il lungo avvicinamento al campo base nord del Kangchenjunga. Prima cosa da fare è assicurarsi che il generatore funzioni ma purtroppo siamo costretti a rimandare la nostra partenza dopo un primo test. Dopo una lunga ricerca nei viottoli del villaggio la nostra guida riesce a trovarne uno in sostituzione. Così, finalmente, la mattina seguente si parte. L’umidità, in questa zona ancora in bassa quota, è altissima e la valle che percorriamo è ancora antropizzata. Durante il cammino incontriamo diverse case e scuole piene di bambini contentissimi di vederci.
La sera dopo la prima tappa si ripresenta un problema con il nuovo generatore, si rompe il tubicino di alimentazione e passiamo la serata a ripararlo.
Durante il secondo giorno di trekking verso il primo pomeriggio inizia a piovere e come in tutte le zone pluviali, ci troviamo sui polpacci alcune sanguisughe che riusciamo però a togliere senza grossi problemi, una volta arrivati al campo.
Il cibo preparato dal nostro cuoco, che ha molta esperienza di spedizioni, è vario, ma ovviamente non poteva mancare il Dal Bath il piatto tipico nepalese: riso bianco e lenticchie. Dormiamo spesso nelle nostre piccole tende anche se a volte nelle serate di pioggia non disdegniamo l’invito a dormire nelle lodge spartane dei villaggi dove ci fermiamo per il campo.
I ghiacciai sono ancora lontani. Siamo immersi nella foresta pluviale nepalese e la biodiversità da queste parti è ricchissima. Lungo il percorso abbiamo incontrato tantissime specie di piante: banani, bambu, piantagioni di cardamomo fino ai fitti boschi di rododendro fioriti. Il sottobosco è ricco di muschi, licheni e felci di ogni tipo. Il nostro cuoco Lakpa ci ha servito spinaci selvatici con cui ha condito degli ottimi ravioli chiamati Momo. I paesaggi che man mano ci si presentano a ogni cambio di valle sono maestosi, salendo di quota incontriamo le prime conifere che svettano oltre 30 metri sopra le altre chiome.

Abbiamo risalito la valle degli Sherpa lungo il fiume Ghunza e abbiamo incrociato un villaggio di rifugiati tibetani che hanno accolto la nostra carovana con grandi sorrisi che noi abbiamo ricambiato con il saluto tipico Tashi Delek. Nel costeggiare le rapide del fiume, Andrea il nostro geologo, ci ha mostrato le varie tipologie di rocce metamorfiche affioranti introducendoci alle caratteristiche geologiche della zona.
Arrivati al campo, come spesso avviene in ogni spedizione che si rispetti, veniamo informati da Prem, la nostra guida, del primo ammutinamento dei portatori. Due giovani ragazzi hanno deciso di tornare indietro, forse per altri impegni lavorativi nel loro villaggio a valle. Questo piccolo contrattempo certo non incide sul nostro umore. La serata trascorre fra piacevoli chiacchiere nella lodge “Kanchanjunga Guest House” completamente alimentata da micro turbine idroelettriche a basso impatto ambientale.

Fino ad oggi abbiamo percorso 75 km e oltre 4400 m di dislivello in salita e 2500 m in discesa. Nei prossimi giorni raggiungeremo le alte quote e il primo ghiacciaio, il Jannu, da dove cercheremo di raggiungere il punto fotografico da cui Vittorio Sella scattò una panoramica della fronte durante la spedizione di Freshfield del 1899. Speriamo proprio che il tempo ci assista.

Di seguito la prima clip video della spedizione e una gallery con alcune fotografie di backstag:

On the Trail of the Glaciers Himalaya 2018 dispatch 01 from Fabiano Ventura on Vimeo.

Gallery
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