No pain, no gain

25082009-fab_2667_copertinaCi siamo trasferiti da Urdukas a Payu, e come ha descritto Pino nell’articolo precedente i sali e scendi sui coni di ghiaccio sono stati davvero infiniti. Durante il tragitto abbiamo ritrovato anche molti punti fotografici storici, soprattutto quelli di Vittorio Sella. Ma andiamo con ordine…

La notte scorsa è stata abbastanza tormentata, dal punto di vista fotografico: durante una lunga esposizione di ben cinque ore, per riprendere le tracce stellari sopra le Torri del Trango, ho dovuto continuamente discutere prima con il nostro cuoco Rasool per fargli tenere spente le luci della tenda cucina, e poi con i gestori del campo che puntualmente, ogni ora e senza alcun motivo apparente, accendevano i fari del campo. Incredibile, ho dovuto combattere con l’inquinamento luminoso anche qui, sul Karakorum!

La mattina, nonostante le pochissime ore di sonno, realizzo un bel ritratto di gruppo con tutti i nostri portatori sul masso panoramico di Urdukas, e subito dopo un’immagine delle torri del Payu, già ottenuta da Vittorio Sella nel 1909.

Partiti da Urdukas, dopo circa 2 ore di cammino arriviamo al ghiacciao Liligo, e con Pino effettuiamo rilevazioni GPS lungo tutto il fronte. Già dalle misure strumentali possiamo constatare che, rispetto alle immagini e alle misurazioni realizzate dal geologo Massimo Pecci nel 1997 in cui il fronte risultava distante dal ghiacciaio Baltoro circa 50 m, al momento attuale il fronte si trova almeno 100 metri scostato dal Baltoro, e quindi in fase di netto ritiro.

Realizziamo anche molte fotografie panoramiche utili ad avere un’ampia veduta d’insieme di tutto il ghiacciaio.

Arrivati al vecchio campo di Liligo, foto alla mano, mi separo dalla carovana per inerpicarmi su un canale detritico alla ricerca di un nuovo punto fotografico di Vittorio Sella. La prospettiva delle montagne di fronte a me è quasi quella giusta, anche se non perfettamente coincidente con quella dell’immagine storica; per trovare l’esatto punto di ripresa sono costretto a muovermi trasversalmente, faticando molto di più.

Sono a dir poco emozionato: ne ero certo, i cambiamenti del ghiacciaio in questo punto sono evidentissimi, si notano a colpo d’occhio; l’altezza del ghiacciao si è ridotta di diverse decine di metri rispetto a cento anni fa. Inizio quindi la solita e lunga procedura fotografica: fisso il cavalletto, poi la folding Linhof, scelgo l’obbiettivo più adeguato per poter riprodurre al meglio l’inquadratura storica, metto a fuoco con il lentino sul vetro smerigliato con l’aiuto del panno nero, metto in bolla la macchina, prendo l’esposizione con l’esposimetro esterno, carico l’otturatore, chiudo l’obbiettivo, monto il flessibile, estraggo il volet e finalmente sono pronto a scattare!

Dopo poco arrivo al campo di Liligo dove gli altri si erano fermati per il lunch: come da tradizione un tavolino è stato allestito al bordo della morena, e nonostante il caldo ci vengono serviti cibi e bevande riscaldate. Anche questo è normale, l’acqua presa dal torrente deve prima bollire per questioni igeniche. Il desiderio di una birra ghiacciata è sempre più forte!

Subito dopo sempre dal campo di Liligo replico un’altra immagine di Vittorio Sella del monte Payu, proprio sopra il ghiacciaio Uli Biaho. Anche in questa immagine, sebbene realizzata ad una diversa ora del giorno, si nota come i ghiacciai pensili si siano ritirati in questi ultimi cento anni. Siamo bene a conoscenza del fatto che nella catena del Karakorum i ghiacciai non hanno subito grandi cambiamenti, soprattutto grazie alla copertura detritica superficiale che ne evita l’abblazione, ma è comunque evidente che il riscaldamento globale sta colpendo anche queste zone seppure in modo minore rispetto ad altre catene montuose come ad esempio le nostre Alpi.

Domani saremo di nuovo sul fronte del ghiacciao Baltoro per effettuare altre misure, ad esempio per valutare la distanza del fronte dal masso Desio e per effettuare la ricerca di due punti fotografici storici.

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6 commenti su “No pain, no gain

  1. …quasi, quasi peccato stiate rientrando!

    Cmq la lenta via del ritorno continua a riservarci
    interessanti fotografie e simpatici ed incisivi racconti

    Ancora grazie

  2. Ciao Fabiano,
    non ho nessuna idea di cosa possano essere 5 ore di esposizione, da appassionato di fotografia mi viene da dire “fantastico”!
    Così come sono fantastiche le tue foto!
    Oggi le guardavo e pensavo: ma chi siamo noi umani per distruggere tutto questo! Sicuramente non meritiamo un pianeta così bello!
    Continua così Fabiano.
    Complimenti sinceri,
    Matteo Giardino

  3. Ciao Fabiano,
    le foto che continui a pubblicare sul sito sono veramente belle, nell’osservarle si ha la percezione di una natura selvaggia, dominante ed eterna, anche se purtroppo nel confronto con le foto storiche si evince che l’opera distruttiva dell’uomo non è stata ininfluente ed è arrivata anche in questi luoghi.
    Complimenti a te e a tutto lo staff. Credo di poter affermare, anche se la mia opinione e solo quella di un fotografo amatoriale, che lo scopo fotografico della missione sia stato ampiamente raggiunto vista la perfetta somiglianza tra le tue foto e quelle storiche: persino la posizione delle ombre è la stessa !!! Incredibile!!! Veramente tanti complimenti, complimenti per la determinazione, per l’accuratezza, e soprattutto per la capacità …… Complimenti a tutti.

  4. oggi sono riuscita a rimettermi finalmente un po’ a paro con i vostri racconti sempre emozionanti! e’ si quasi quasi peccato che state rientrando. buon rientro.

  5. Ciao Fabiano,
    bellissime foto come sempre: e’ impressionante quanto si e’ abbassato il ghiacciaio rispetto alla foto di Vittorio Sella. Non vedo l’ora di vedere le foto di notte. Buon rientro a casa.

  6. Dear Fabiano i have no words to describe u and ur work…. Amazing and wonderfull pictures….really ur the best best best photgrapher of the world…..i really like all the pictures and i really appircated u….
    God bless u…

    Ehsan Islamabad pakistan

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