Pre-spedizione “Alpi 2020”: I confronti in Valle d’Aosta

A novembre del 2018 ho iniziato ufficialmente la ricerca iconografica per la spedizione “Alpi 2020”, l’ultima prevista nel mio progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”. Da subito ho avuto conferma che la quantità di fotografie storiche dei ghiacciai disponibili nei tantissimi archivi era enorme. Prevedendo quindi di coprire l’intero arco alpino ho pensato di organizzare, nell’estate 2019, cioè adesso, una pre-spedizione.

Avendo concentrato le prime ricerche iconografiche sulle Alpi occidentali oggi mi trovo finalmente sul campo in Val d’Aosta alla ricerca dei luoghi da cui Jules Brocherel, Vittorio Sella, Umberto Montarin e altri fotografi hanno immortalato i grandi ghiacciai che a fine ‘800 invadevano le valli dei versanti sud del monte Bianco e del monte Rosa.

Nei giorni scorsi con il compagno d’avventura e filmaker Federico e l’amico e geologo Andrea abbiamo identificato diverse prospettive di fotografie storiche del ghiacciaio della Brenva a pochi passi dal traforo del monte Bianco. Naturalmente inutile sottolineare come il paesaggio sia cambiato drasticamente in questi ultimi 100 anni, non solo riguardo la fronte del ghiacciaio che oggi si trova centinaia di metri più in alto, ma anche riguardo tutta la zona circostante.

Il paese di Entreves che allora era costituito da poche case intorno alla chiesa circondato da campi coltivati, oggi, se pur mantenendo un bellissimo centro storico, vede diverse strutture turistiche, la partenza della funivia Skyway, ma soprattutto i grandi piazzali asfaltati necessari per gestire il grande flusso di auto e tir all’entrata del traforo del monte Bianco, che hanno totalmente cambiato il volto del paesaggio.

Dopo la prima bella giornata soleggiata il meteo peggiora e ci concentriamo nella ricerca di altri punti da cui scattare fotografie che ritraggono sia il paese sia la fronte del ghiacciaio della Brenva. Le grandi cascate che precipitano giù dalla falesia, sotto la fronte del ghiacciaio, ci impressionano per la loro enorme quantità di acqua, risultato dell’ablazione del ghiacciaio in questo periodo in cui lo zero termico è oltre i 4000 metri.

I giorni successivi risaliamo molto presto la meravigliosa Val Ferret per poi raggiungere a piedi il rifugio Sant’ Elena e salire ancora per ripetere alcune fotografie storiche del ghiacciaio Prè de Bar firmate da Brocherel. Questo ghiacciaio è studiato e fotografato da molti glaciologi anche se, come spesso avviene, le immagini di confronto che lo vedono protagonista non sono mai scattate esattamente dalla stessa prospettiva storica, cosa che invece è una prerogativa del mio lavoro. Personalmente infatti cerco di trovare, tramite una tecnica affinata negli anni, lo stesso luogo dello scatto storico per posizionare la mia macchina fotografica nello stesso identico punto in cui la posizionò il fotografo storico e ottenere così due immagini perfettamente sovrapponibili esaltando in questo modo la percezione dell’arretramento dei ghiacciai. La differenza in questo caso è impressionante, l’enorme colata glaciale che riempiva l’intera valle di fronte al rifugio Sant’Elena oggi è scomparsa completamente. Oggi, come si vede dal confronto fotografico, la valle è una desolata pietraia e la lingua frontale è ormai incastonata fra le falesie verticali centinaia di metri più in alto, rappresentazione inequivocabile del surriscaldamento globale.

Lo stesso giorno ci trasferiamo nella valle di Gressoney a Staffal, dove siamo stati ospiti del bellissimo Chalet du Lys. Da lì avremmo dovuto risalire la valle per ripetere alcune fotografie di Emilio Gallo e Vittorio Sella della fronte del ghiacciaio Lys. Ma è successo che abbiamo incontrato Marta Monterin, nipote del famoso meteorologo e glaciologo Umberto Monterin, e abbiamo cambiato programma andando a ripetere alcune delle sue fotografie verso la Bettaforca, il piano di Sant’Anna e la punta Sitten. Tra queste la bellissima immagine del ghiacciaio del Lys del 1921, di Umberto Monterin, e quella del padre, Alberto, fatta nel 1868.

Siamo rimasti colpiti ed emozionati dal supporto e dalla collaborazione da parte della comunità valliva che, sensibile a queste tematiche ci ha aiutato sia a livello logistico sia per le attività sul campo. Francesco, il figlio di Marta Monterin, ci ha fatto scoprire le meravigliose fotografie del suo bisnonno e Christian e Victor, a soli 14 anni, hanno voluto aiutarci a trasportare l’attrezzatura per un’intera giornata. Un supporto simbolico (ma anche molto concreto!) che noi adulti abbiamo interpretato come una sorta di riconoscenza per il lavoro di sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici che stiamo facendo. Come una sorta di filo che lega generazioni diverse a uno stesso destino e che ci fa unire le forze per un obiettivo comune: fare il possibile per preservare la vita umana sulla Terra.

Di seguito il video e una selezione di immagini di backstage

 

 

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