Quando il ghiacciaio Muir e il McBride formavano un’unica fronte

Copertina_lawSiamo appena tornati da due giorni di ricerca sul campo. Abbiamo trovato alcune importanti stazioni fotografiche di William Osgood Field, uno dei primi esploratori de ‘900 che hanno visitato questa zona del ramo est di Glacier Bay. Siamo stanchissimi, qui non esistono sentieri e la vegetazione fittissima ci ostacola continuamente la progressione e la vista. L’itinerario di salita lo definiamo ogni volta guardando i vari versanti delle montagne dal basso, spostandoci con la barca. Ogni volta quindi non sappiamo quali inconvenienti e problematiche incontreremo. Da un lato è frustrante perché non sappiamo mai se riusciremo a raggiungere le stazioni fotografiche, dall’altro è stimolante perché dobbiamo trovarci da soli la via di salita più conveniente, ma in caso di successo, la soddisfazione è sicuramente più grande.


Martedì mattina approdiamo con il nostro motoscafo su una spiaggia vicino al letto di un piccolo fiume, il nostro piano è risalirlo per avere una traccia da seguire sul fondo valle. Purtroppo appena entrati nella foresta veniamo subito bloccati dall’ormai proverbiale giungla alaskiana e costretti a saltare fra i rami di ontano a due tre metri da terra. Arrivati finalmente su una piccola altura, sono salito su un abete per vedere meglio la parete rocciosa che senza grosse difficoltà ci avrebbe portato in cima alla seconda altura del White Tunder Ridge. Da questa posizione a 300 m di quota che si affaccia a picco sul fiordo, nel 1941 William O. Field posizionò la storica stazione fotografica n°4. A quel tempo le fronti dei ghiacciai Muir e McBride erano unite e quasi a portata di mano mentre oggi si scorge appena la fronte di quest’ultimo. Dopo aver atteso lo stesso orario di scatto del passato, ripeto 5 immagini di Field e una panoramica di quasi 360° di Richard U. Light del 1952.  Da subito, data la visuale dall’alto, mi rendo conto dei grandi cambiamenti del paesaggio e di quanto possano essere cambiate le condizioni climatiche in soli 72 anni. Infatti dai confronti che pubblichiamo qui sotto nella gallery si può notare come il ghiaccio all’ora ricopriva buona parte delle valli e intere colline, per non parlare della fitta vegetazione cresciuta in tutta la zona.
Il pomeriggio, dopo aver raggiunto il nostro motoscafo, cerchiamo un tratto di costa dove poter posizionare il nostro campo base e montiamo le tende in un punto che reputavamo fuori dalla linea della marea. Per accertarci di questo guardiamo una fotografia di questa spiaggia scattata il pomeriggio dall’alto in un orario in cui l’alta marea era al suo massimo e ci rendiamo conto che le nostre tende non sono affatto al sicuro e quindi decidiamo di spostarle su una radura più in alto. Come da copione l’acqua nella notte sale e lambisce persino il nostro nuovo punto rialzato, non sarebbe stato assolutamente divertente svegliarsi di notte con i piedi a mollo nell’acqua gelida.
Il giorno successivo ci dirigiamo verso il Nunatak, uno sperone di roccia che emergeva isolato dal Ghiacciaio Muir fino all’inizio del ‘900 per poi diventare una montagna vera e propria. La cresta nord risulta troppo ripida, piena di cespugli e di salti di roccia, alla base della cresta sud ci sono invece due enormi orsi gresly a caccia di salmoni. Decidiamo quindi di rimandare la salita e ci mettiamo alla ricerca della stazione fotografica n°2 che ci appare come più accessibile.
Come sempre i cespugli ci limitano tantissimo la progressione e la visione delle montagne, necessaria per ritrovare il corretto allineamento per ripetere la foto storica. Dopo ben tre ore di sali e scendi in mezzo alla fitta foresta sono costretto a risalire un grande albero per ripetere lo scatto storico. L’immagine però riesce molto bene, tutte le montagne risultano nella stessa posizione di quella storica e soddisfatti ci dirigiamo verso la costa per tornare a Gustavus.

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