Salita al monte Lashkdilar 3325 m

Grazie ad una strada che raggiunge i 2700 metri di quota, raggiungiamo gli altipiani sovrastanti il villaggio di Mestia, dove passiamo la notte per poi raggiungere alcuni bellissimi laghetti dai quali parte il sentiero che ci permette di raggiungere la vetta del monte Lashkdilar. Grazie al terreno piatto ed erboso possiamo montare le nostre tende a brevissima distanza le une dalle altre, ed organizzare così la nostra attrezzatura per la salita del giorno dopo.

Per raggiungere la vetta prima dell’alba siamo costretti come al solito ad una levataccia: già alle tre del mattino siamo in cammino, seguendo il sentiero grazie alla luce della luna, anche se perdiamo spesso il percorso, la cui debole traccia si confonde continuamente nei ghiaioni e ci costringe a separarci per individuarne nuovamente la direzione.

I portatori rimangono spesso indietro, sicuramente trasportano più peso di noi, ma forse non sono abituati a camminare in montagna di notte.

Dopo un lungo traverso su un ripido pendio di roccia di circa cento metri, molto instabile e franoso, raggiungiamo una cresta che ci conduce velocemente in vetta. Finalmente abbiamo davanti a noi l’enorme parete est del “Cervino” del Caucaso, il monte Ushba: la maestosità della vista è davvero mozzafiato, con le primissime luci dell’alba che evidenziano sfiorandoli i due bacini meridionali del ghiacciaio Chaalati, ormai non più collegati alla colata principale.

Durante la preparazione della spedizione avevo identificato con cura la montagna, ed ero certo che i nostri sforzi sarebbero stati ripagati. L’Ushba non fu scalato da Sella, che aveva invece fotografato tutti i versanti nella speranza di documentare la montagna e identificare una possibile via di salita (all’epoca, la vetta era ancora inviolata). Per me è un pizzico di orgoglio, essere riuscito a trovare un punto di vista nuovo che Sella non aveva raggiunto.

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