Valle d’Aosta: comincia l’avventura di Alpi 2020

24 luglio – In viaggio verso la Valle D’Aosta

Finalmente si parte!

Prima tappa a Milano per incontrare tutti i ricercatori dell’Università Statale, poi a Torino dove, presso il Museo Nazionale della Montagna, è in corso la mostra “Sulle tracce dei ghiacciai” (fino al 30 agosto). Da questo luogo, che è la sede storica del Club Alpino Italiano, organizziamo una partenza simbolica per raggiungere Courmayeur, in Valle d’Aosta, dove la spedizione è entrata nel vivo.

 

25 luglio – Val Ferret

Ore 8:30. Saliamo al rifugio Elena dove incontriamo Philip Deline, geomorfologo dell’Università Savoia del Monte Bianco, fra i più esperti della zona e grande appassionato del progetto, che ci accompagnerà durante le nostre salite nei giorni successivi. Scopo della prima missione è la ripetizione dello scatto storico di Jules Brocherel del ghiacciaio Pré de Bar del 1920. Circa 200 metri sopra il rifugio godiamo di un affaccio meraviglioso sul ghiacciaio Pré de Bar, o meglio di quel che ne resta. Proprio qui  il fotografo naturalista, esattamente 100 anni fa, aveva scelto il suo punto di scatto. Lo scorso anno durante la pre-spedizione avevo già ripetuto la fotografia storica ma soltanto in fase di montaggio mi sono accorto di non aver trovato il punto esatto di scatto. Così quest’anno sono tornato per trovare l’esatta prospettiva originale.

 

26 luglio – Val Veny

L’obbiettivo del giorno è il ghiacciaio del Miage. Lungo oltre 10 chilometri è tra i più imponenti ed estesi ghiacciai neri delle Alpi. La parte inferiore infatti è completamente ricoperta da detriti rocciosi che in parte lo preservano dall’irraggiamento solare e quindi dalla fusione.

In questo caso ho selezionato alcune fotografie su lastra 13×18 cm sempre di Jules Brocherel, perfettamente mantenute grazie all’importante lavoro di archiviazione del fondo Brell della Regione Valle D’Aosta. La salita per ritrovare i punti fotografici storici non è faticosa: ho infatti preferito selezionare fotografie che hanno un punto di vista molto angolato sul ghiacciaio per evidenziare la perdita del suo spessore rispetto alle morene laterali che negli anni sono rimaste quasi del tutto invariate.

Dai confronti abbiamo potuto constatare quanto il ghiacciaio sia ormai collassato rispetto alle sue morene. Anche il glaciologo Davide Fugazza (dell’Università di Milano) ci ha confermato che negli ultimi decenni il ghiacciaio ha rallentato molto la sua velocità di flusso, segno evidente di una riduzione di massa nella zona di accumulo.

Un’ulteriore conferma è arrivata dalla ripetizione di un’altra immagine storica di Brocherel della falesia glaciale del laghetto del Miage: dalla posizione dello scatto si evince infatti una significativa riduzione di spessore del ghiacciaio nella zona frontale.

 

27 luglio – Val Veny

Il terzo giorno siamo impegnati sempre in Val Veny dove, insieme a Philip, raggiungiamo con le auto la valle sopra al rifugio Elisabetta, rigorosamente in modalità elettrica per minimizzare il nostro impatto sull’ambiente e il disturbo alla quiete delle valle.

Questo ci ha permesso di raggiungere in soli trecento metri di dislivello un piccolo altipiano da cui riesco a ripetere un’importante fotografia della collezione di Agostino Ferrari (direttore della rivista del CAI tra fine ‘800 e inizio ‘900) del ghiacciaio Lex Blanche che a fine ‘800 scendeva fino a immettersi in Val Veny. Il ghiacciaio oggi si è ritirato di oltre un chilometro lasciando scoperte alcune placche rocciose arrotondate e un paesaggio senza dubbio meno affascinante rispetto a quello che appariva agli occhi dei nostri predecessori.

 

29 luglio – Valle di Gressoney

Oggi è un giorno speciale. Da molti anni avevo promesso alle mie figlie, Miriam e Lara, che le avrei coinvolte nella spedizione “Alpi 2020”. E così è stato.

Prima di iniziare l’escursione abbiamo guardato insieme la carta topografica della zona e le immagini da ripetere; abbiamo fatto ipotesi sui possibili luoghi da raggiungere e gli orari più adatti. Due giovani esploratrici fotografe! Devo ammettere che averle trovate così appassionate nel pianificare con me l’escursione mi ha quasi commosso.

Iniziata la salita verso le sorgenti del Lys, lungo la splendida valle di Gressoney alle pendici del Monte Rosa, ho chieste alle mie figlie di guidarci per provare a trovare il punto fotografico da cui erano state scattate le foto oltre 120 anni fa. Anche per le bambine è stata una grande emozione, una vera avventura; una sorta di grande “caccia al tesoro” che fino ad oggi avevano sempre vissuto solo nei miei racconti.

L’individuazione del primo luogo è stata una vera scoperta: usciti da un bosco di larici e superato un piccolo dosso, le bambine hanno avvistato la baita raffigurata nella foto storica che si presentava identica ad allora. Appena vista, si sono messe a correre gridando “E’ proprio quella!”, constatando che tutto era rimasto invariato: le finestre, la scala, la roccia accanto alla casa… Quando però si sono fermate mi hanno detto: “Papà, è questo il punto, siamo sicure! E’ tutto uguale, tutto combacia. Però ci sono molti più alberi e il ghiacciaio è completamente sparito.” Infatti nella valle, dove 120 anni fa arrivava la fronte del ghiacciaio del Lys, è cresciuta una fitta foresta di larici.

La giornata è proseguita così, rincorrendo il tempo per raggiungere il luogo dello scatto nello stesso orario in cui era stato realizzato. “Papà vieni qui! No è più su! No dobbiamo scendere, qui è troppo in alto! Ma le creste non combaciano!”. Non posso nascondere l’emozione che ho provato vivendo il loro entusiasmo per potermi finalmente affiancare in una tappa del progetto che ha accompagnato le nostre vite fin dalla loro prima infanzia.

Durante la lunga giornata siamo riusciti a ripetere tre fotografie del ghiacciaio del Lys di Jules Brocherel, Vittorio Sella e Umberto Monterin. Quello che rimarrà impresso per sempre nella mia memoria è il ricordo di una giornata di condivisione con le mie figlie, una sorta di passaggio di consegne fra due generazioni unite simbolicamente per testimoniare gli effetti del cambiamento climatico.

 

30 luglio – Passo Salati e Indren

Questa mattina siamo partiti ben ristorati dalla squisita accoglienza degli amici Janine e Giorgio, proprietari e gestori dello Chalet du Lys. La giornata è stata molto lunga ma meno faticosa rispetto ai giorni passati avendo potuto utilizzare le funivie fino al Passo dei Salati per raggiungere il Corno del Camoscio a 3026 metri. Da questa vetta ho ripetuto una fotografia di Vittorio Sella dei ghiacciai Bors e Indren, scattata nel settembre 1892. Nonostante la presenza di un esteso innevamento, tipico del mese di luglio, la riduzione volumetrica dei ghiacciai è particolarmente evidente.

Subito sotto il Corno del Camoscio raggiungiamo l’Istituto Mosso dove Umberto Monterin, uno dei pionieri della climatologia alpina, ha sviluppato i suoi primi studi in alta quota. Nelle vicinanze dell’edificio ho ripetuto un’immagine storica di A. G. Wehrli.

A metà mattinata abbiamo raggiunto i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture(DIATI) del Politecnico di Torino con cui abbiamo avviato un’importante collaborazione per la realizzazione di modelli tridimensionali dei ghiacciai, attraverso tecniche fotogrammetriche, da utilizzare per studi scientifici e attività divulgative.

 

31 luglio – Colle Bettaforca e vetta Palon de Resy

Anche oggi siamo partiti da Staffal molto presto. Saliti in funivia al Colle Bettaforca, ci siamo affacciati verso la Val d’Ayas e abbiamo individuato il percorso più breve per raggiungere la vetta del Palon de Resy, da cui avevamo ipotizzato che Umberto Monterin, nel 1920, e alcuni fotografi dell’Istituto Geografico Militare, nel 1934, avessero scattato due fotografie particolarmente utili per un confronto con lo stato attuale del ghiacciaio del Verra. Per entrambe le fotografie, come per tutte le fotografie selezionate per la spedizione, ho la certezza di poter utilizzare i negativi originali su lastra in vetro, così da poter effettuare una riproduzione ad alta risoluzione.

Arrivati a pochi metri dalla vetta d’un tratto si è svelata una meravigliosa vista sul ghiacciaio, le cui morene, residuo dell’espansione del ghiacciaio durante la Piccola Età Glaciale, sono a mio avviso tra le più belle ed eleganti di tutte le Alpi. Dopo aver verificato la prospettiva delle fotografie storiche, ho deciso di posizionare il mio cavalletto Gitzo esattamente sotto la croce che segna la cima e da qui ho scattato le fotografie per il confronto. Il ghiacciaio era già arretrato significativamente fra il 1920 e il 1934, ma il ritiro evidenziato dal confronto tra le due immagini storiche non ha niente a che vedere con la riduzione avvenuta negli ultimi decenni.

 

Di seguito i video dei due dispacci ed una selezione di immagini di backstage

 

 

Gallery

Un commento su “Valle d’Aosta: comincia l’avventura di Alpi 2020

  1. Caro Fabiano, caro amico tutti,
    Non essere stato lo con voi fra le mie montagne della val d’Aosta è stata particolarmente una forte privazione. Le votare foto e video e il diario giornaliero di Fabiano mi hanno dato la possibilità di essere con voi lo stesso!
    Bravissimi tutti come sempre, Fabiano sa come in qualche modo come Enel abbiamo iniziato insieme questa stupenda avventura ( e per certi versi purtroppo molto triste ma di aiuto a capire i disastro che l’uomo sta perpetrando contro la natura). Sapere e’ fondamentale per porre rimedi e disseminare la realtà della situazione del cambio climatico.
    Un abbraccio a tutti!
    Felice

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