Alla ricerca di un mitico scatto

04082009-fab_1330_confrontoCi sono immagini che restano nella memoria incancellabili, forti di una sensazione, di una suggestione irripetibile che lascia nella fantasia e nella mente di chi osserva un messaggio irresistibile. A me è successo spesso, consultando le raccolte delle antiche immagini degli esploratori che per primi documentarono queste regioni. Una in particolare mi ha sempre accompagnato negli anni, durante tutti i miei lavori, come fonte di ispirazione ed emozione, un’immagine realizzata da Massimo Terzano nel lontano 1929 che ritrae un panorama mozzafiato del ghiacciaio Baltoro.

Il logo del progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai” è un tributo a questa fotografia.

Nel 2004 mi trovavo qui sul ghiacciaio Baltoro per realizzare il reportage fotografico della spedizione che commemorava il cinquantesimo anniversario della prima ascesa al K2. Allora, con gli amici Karl Unterchirker e Sergio Minoggio provammo a cercare questo fantastico punto di vista del ghiacciaio. In quell’occasione ci recammo al di sotto della parete fra la confluenza del ghiacciaio Mundu e il Baltoro; esplorammo a lungo, ma non fummo fortunati e non riuscimmo a ritrovare il punto dal quale l’immagine fu realizzata.

Quest’anno, forte delle approfondite ricerche bibliografiche, iconografiche e cartografiche effettuate in preparazione della spedizione, avevo molta più fiducia di riuscire nell’intento. Oggi, 4 Agosto 2009, in compagnia del nostro geologo Pino D’Aquila e dei nostri portatori Yasin e Mustafa, ci incamminiamo fuori dalle piste ordinarie sui ripidi pendii erbosi che sovrastano il campo di Urdukas, alla ricerca del fantastico panorama. Arrivati a quota 4500 m, dopo aver analizzato la cresta, ci sorge il dubbio che, data l’instabilità delle rocce, il contrafforte ripreso da Terzano 80 anni fa sia crollato. La tristezza e la delusione iniziano a farsi sentire, ma con cocciutaggine riprendiamo la stampa fotografica che abbiamo con noi, e continuiamo a studiarla. Ad un tratto, una rivelazione: confrontando nuovamente le montagne circostanti ci accorgiamo di essere saliti troppo: poco più a valle, infatti, con grande felicità, scorgiamo tra le rocce la caratteristica guglia rocciosa! Soddisfatto del nuovo ritrovamento preparo la mia folding Linhof per replicare l’inquadratura e rieffettuare lo scatto storico.

L’emozione è davvero intensa, sento di aver raggiunto una meta a lungo sognata, e per un attimo riesco a cogliere una delle sensazioni più belle che le montagne sanno regalare agli uomini: la consapevolezza delle nostre vere dimensioni rapportate alle gigantesche scale, temporali e dimensionali, di questi antichissimi giganti. Per un istante riesco a vedere Massimo Terzano a pochi metri da me, intento a valutare l’inquadratura per cogliere nell’immagine il cuore di questa visione. Gli anni che ci separano sono solo un istante nella storia di questi luoghi che, nati negli abissi del tempo ben prima che gli uomini calcassero la terra, continueranno ad esistere in un futuro così lontano da essere quasi fantasia. E contemporaneamente queste montagne e questi ghiacciai si rivelano assolutamente sensibili ai cambiamenti che la tecnologia umana ha introdotto nell’ambiente, suggerendoci senza parole l’importanza fondamentale di saper salvaguardare la nostra biosfera, così meravigliosa e così fragile.

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