Sulle tracce del… progetto. Motivazioni, tecniche e risultati.

27082009-fab_2822Il progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai” ha come obbiettivo principale, attraverso più spedizioni, l’acquisizione di immagini fotografiche moderne che riproducano gli esatti punti di vista di riprese effettuate all’inizio del secolo scorso dai più famosi fotografi esploratori; queste nuove immagini forniranno a scienziati e studiosi la base per osservazioni comparative sullo stato dei più importanti ghiacciai del mondo, preziosi indicatori per la valutazione dello stato climatico corrente, e soprattutto della sua evoluzione nel tempo.

 

Quest’anno, in occasione del centesimo anniversario della spedizione del Duca degli Abruzzi in Karakorum, è stata effettuata la prima delle spedizioni previste nell’ambito del progetto, permettendoci di raccogliere una notevole quantità di dati negli stessi luoghi visitati dalla spedizione storica a 100 anni di distanza.

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L’idea alla base del progetto è nata negli ultimi anni, maturata attraverso alcune esperienze importanti per la mia attività di fotografo naturalista e alpinista. Nell’estate del 2004 ero impegnato come fotografo ufficiale della spedizione alpinistico – scientifica che commemorava il cinquantesimo anniversario della prima salita al K2, la seconda più alta montagna del mondo. In preparazione di quella spedizione avevo già condotto alcune ricerche, con la collaborazione della Società Geografica Italiana, per replicare alcune riprese effettuate da Massimo Terzano e Vittorio Sella; purtroppo gli impegni per la realizzazione del reportage della spedizione, soprattutto in alta quota, mi avevano impedito di raggiungere le location che avevo già individuato.

Nell’inverno successivo (2004-2005) realizzai un reportage sui ghiacciai della Patagonia argentina e cilena, durante il quale mi convinsi dell’effettiva necessità di divulgare alcuni valori che ritengo fondamentali. sia nell’ambito della mia attività professionale che nell’ambito delle tematiche ambientali. Contestualizzando la fotografia in un progetto multidisciplinare, immaginai di coinvolgere anche ricercatori glaciologi per affrontare insieme tematiche ambientali di primaria importanza quali i cambiamenti climatici, di cui i ghiacciai sono indicatori estremamente sensibili, e tematiche legate al risparmio energetico e alla gestione sostenibile delle risorse naturali in genere, prima tra tutte l’acqua.

Tornato dalla Patagonia mi misi quindi a studiare un possibile progetto che fosse in grado di coniugare intenti fotografici e scientifici. Contattai il Prof. Claudio Smiraglia, uno dei maggiori esperti glaciologi del mondo, che accolse con entusiasmo la mia proposta di collaborazione, fornendo spunti e suggerimenti preziosissimi per l’allestimento dell’intero progetto.

Gli anni successivi trascorsero tra musei, fondazioni, archivi e biblioteche, per studiare i testi storici e i diari che i primi esploratori ci hanno lasciato, e per analizzare le fotografie e le carte topografiche che mi avrebbero consentito di individuare gli esatti punti geografici da cui furono ottenute le loro riprese.

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Le immagini che via via includevo nella selezione dovevano rispondere a due requisiti fondamentali: dovevano essere di notevole impatto estetico e dovevano ricoprire un sostanziale interesse scientifico. Parallelamente a queste ricerche, ho voluto anche rintracciare il maggior numero possibile di informazioni sulle attrezzature adottate dai primi fotografi, con lo scopo di progettare le mie riprese con i medesimi rapporti di ingrandimento e decidere quindi quali corpi macchina e quali obiettivi scegliere per le nuove riprese. La scelta finale è caduta sulla Linhof Technorama 617 S III, una fotocamera in grado di realizzare diapositive nello spettacolare formato panoramico 6×17 cm, e sulla Linhof Master Technika 3000, una camera folding in grado di realizzare lastre fotografiche fino al formato 4×5 pollici (10,5×12,7 cm). La Master Technika è stata utilizzata durante la prima spedizione anche per ottenere mosaici panoramici, realizzando così lunghe scansioni orizzontali ad altissima risoluzione, come avevano fatto in passato sia Sella che Terzano.

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La scelta di realizzare tutte le riprese in pellicola è stata quasi obbligata, per diversi motivi tecnici: innanzitutto la necessità di raggiungere lo stesso rapporto di ingrandimento ottenuto dagli autori storici; in secondo luogo, il desiderio di spingere la qualità delle riprese ai limiti strumentali oggi disponibili, con la possibilità di ottenere immagini a risoluzioni elevatissime, ancora impossibili da raggiungere anche con le migliori reflex digitali: dalla digitalizzazione a 4000 dpi di una lastra fotografica 4×5 pollici si ottiene un’immagine bitmap di 16.000×20.000 pixel (un totale quindi di 320 milioni di pixel per ogni singola immagine!). Durante la spedizione sono state realizzate immagini panoramiche a mosaico composte da ben sette lastre, che una volta fuse formano un’unica immagine di quasi 80.000 pixel di lunghezza: risoluzioni simili permettono di ottenere stampe del tutto prive di interpolazione fino a oltre dodici metri di lato!

Per la localizzazione dei punti di ripresa fotografici sono stati adottati diversi metodi. L’utilizzo delle stampe fotografiche storiche direttamente sul campo è stato un aiuto fondamentale per poter analizzare il paesaggio circostante.

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Di notevole importanza sono state anche le comparazioni tra le carte topografiche storiche, gentilmente fornite dall’Istituto Geografico Militare, e quelle moderne che ci hanno fornito ottimi spunti per l’individuazione delle diverse location.

Infine abbiamo sempre avuto con noi un GIS con un modello tridimensionale del territorio del Karakorum (DEM, Digital Elevation Model) per l’analisi e la previsualizzazione dei punti di ripresa prima di raggiungerli fisicamente. Il tutto è stato accompagnato da un’attenta lettura dei racconti dei primi fotografi ed esploratori, che grazie ai loro diari di viaggio ci hanno fornito utilissime indicazioni e descrizioni particolareggiate della loro esperienza.

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Nella galleria che accompagna queste note presentiamo una selezione delle immagini di confronto che abbiamo realizzato durante la spedizione di quest’anno, e una raccolta di immagini di backstage collezionate durante le ricerche sul campo e durante gli studi di preparazione in Italia.

Sperando che questi panorami possano stimolare un rinnovato entusiasmo verso le tematiche che stiamo affrontando, vi lasciamo dandovi appuntamento per i prossimi mesi, con le nuove attività previste nell’ambito del progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai”, tra le quali la mostra fotografica ed il documentario.

A presto!

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I confronti con le immagini storiche

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Le immagini di backstage

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